• per forza di cose - a matter of things

    Il Senso del Luogo

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    di Andrea Molino

    Nel 2000 Simon Rattle ha diretto i Wiener Philharmoniker nella 9. Sinfonia di Beethoven. Niente di particolare, in apparenza, se non che il concerto ha avuto luogo a Mauthausen. Se non mi sbaglio, Rattle ha eseguito lo stesso pezzo nuovamente, con i Berliner Philharmoniker, a Theresienstadt, o Terezin, il campo di concentramento “per artisti” creato da Goebbels come strumento di propaganda, per mostrare all’opinione pubblica internazionale come nei campi di concentramento gli internati, in particolare gli uomini di cultura,  potessero mantenere una parvenza di attività professionale. L’iniziativa è stata molto controversa; nell’intervista “Ode to Joy in Mauthausen”, consultabile sul sito del Guardian, Rattle racconta al giornalista Martin Kettle le motivazioni del progetto.

    Senza addentrarmi qui in quella polemica (sono in ogni caso uno strenuo difensore di quel progetto) non si può non notare come il luogo abbia avuto, in questo caso, una influenza fondamentale, e profondamente teatrale, sulla narrazione dell’esecuzione. Quel concerto è diventato, grazie alla scelta del luogo di esecuzione, un’affascinante e complessa presa di posizione non verbale, che secondo me dimostra pienamente la possibilità dell’arte di inserirsi in modo efficace nel dibattito sociale.

    Il contesto è parte del testo.

    Il luogo dove l’evento avviene ha influenza estetica, artistica e narrativa prima ancora che logistica sull’evento stesso. La Matthäus Passion di Bach eseguita in una cattedrale è un altro pezzo rispetto alla Matthäus Passion di Bach eseguita in una sala da concerto; e la 9. Sinfonia di Beethoven diretta da Rattle a Mauthausen è un altro pezzo rispetto alla 9. di Beethoven diretta da Karajan (in playback) alla Philharmonie di Berlino. Non comincio nemmeno a discutere il caso della 9. di Beethoven diretta da Furtwängler a Berlino nel 1942 di fronte ad Adolf Hitler e Joseph Goebbels, in occasione delle celebrazioni del compleanno del Führer…

    Wilhelm Furtwängler dirige la 9. Sinfonia di Beethoven per il compleanno di Hitler – Berlino, 19 Aprile 1942

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    Wilhelm Furtwängler conducts Beethoven’s 9. Symphony for Hitler’s birthday – Berlin, April 19, 1942

    The Sense of the Place

    by Andrea Molino

    In the year 2000 Simon Rattle conducted Beethoven’s 9th Symphony with the Vienna Philharmonic. Nothing out of the ordinary, it would seem, except for the fact that the concert took place in Mauthausen. If I recall correctly, Rattle conducted the same symphony with the Berlin Philharmonic in Theresenstadt, or Terezin, the concentration camp Goebbels had created for artists as a means of his propaganda, for the public eye to see how the internees, and especially those among them who were men of culture, could maintain some sort of professional life. Rattle’s initiative was very controversial: in the interview “Ode to Joy in Mauthausen”, that can be found on the Guardian’s website, Rattle tells journalist Martin Kettle his reasons for the project.

    Without delving into the controversy (in any case, I strongly support that project) it is impossible not to notice how that location had an impact, an essential influence, and a deeply theatrical one, on the narration of that performance. That concert, because of its location, has become a passionate and fascinating non-verbal stance which, in my opinion, fully demonstrates the possibilities for art to participate to the social debate.

    Context is part of the text.

    The location where the event takes place has an aesthetic, artistic and narrative (even more than logistic) influence on the event itself. Bach’s Matthäus Passion in a cathedral is a different piece from Bach’s Matthäus Passion performed in a concert hall; Beethoven’s 9th Symphony conducted by Rattle in Mauthausen is a different piece from Beethoven’s 9th Symphony conducted by Karajan (with playback) in Berlin’s Philharmonie.

    I will not even begin to discuss Beethoven’s 9th conducted by Furtwängler in 1942 in Berlin in front of Adolf Hitler and Joseph Goebbels, to celebrate the Führer’s birthday…

    4 commenti

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    4 Commenti

    • Alberto Cantoni
      14 Ottobre 2014 - 17:49

      È molto vero che il luogo dove si esegue un concerto è parte integrante della ragione stessa del concerto perchè noi viviamo in uno spazio a quattro dimensioni e il tempo è importante come il luogo. Mi chiedo: Le celebrazoni di Hitler erano veramente peggiori dell’indiffernza attuale che il mondo occidentale mostra verso i problemi dei poveri e del futuro del mondo stesso?
      Credo che oggi sarebbe bene eseguire non solo la nona di Beethoven, ma anche e soprattutto la musica moderna in tutti i posti dove ci siano persone disposte ad ascoltare e capire il valore dell’arte come salvezza e speranza. Lontano dalle tradizionali sale da concerto, ove arroganti e umili si mescolano spesso senza riconoscersi, si potrebbe trattare la musica come un fatto quotidiano e quindi come un valore intrinseco alla vita di tuti noi ……. e non solo la musica, ma anche la pittura, il design e tutto ciò che l’intelligenza umana e il cuore possono realizzare. La mia casa è bella perchè io ho messo tutto me stesso per “costruirla” a misua della mia vita. Con tutti i limiti del caso ….. Arte, luogo, tempo e spazio formano un’ unica dimensione umana. Finalmente.

      • amolino
        23 Ottobre 2014 - 10:25

        Sono d’accordo. In realtà, il repertorio tradizionale funziona solo in parte quando confrontato con impostazioni drammaturgiche che tengano conto degli elementi di cui parlavo. Un esempio è l’intuizione di Andrea Andermann quando ha realizzato le celebri produzioni “nelle ore e nei luoghi”; l’idea è straordinaria, ma la scelta – probabilmente obbligata – di opere di grande repertorio e molto popolari come la Tosca e la Traviata ha in qualche modo creato una contraddizione, perché il linguaggio musicale e teatrale di quei lavori era pensato per spazi e situazioni logistiche molto diverse. Per un modo di pensare nuovo occorrono opere nuove!

        • Alberto Cantoni
          23 Ottobre 2014 - 11:01

          Vero, ma anche le cose scritte in tempi storici devono poter trovare un nuovo modo di rappresentazione. Ricordo La Traviata di Salzburg del 2005 dove una scenografia molto essenziale ed una riflesssione sul tempo che scorre inesorabile ha permesso una esecuzione di grande valore…….. molto vicina a Lulu. Il teatro di Salzburg non era essenziale come luogo e come ambiente culturale. Cose nuove e cose rivisitate, nel rispetto del valore originale, sono comunque sempre cose nuove ed è questa la ragine che tiene Eschilo sempre attuale.

    • Giovanni P.
      13 Ottobre 2014 - 13:58

      Il fatto (incontrovertibile) che il contesto sia parte del testo e che il luogo dell’evento abbia influenza estetica, artistica e narrativa prima ancora che logistica è una conferma (ma non credo che ce ne sia bisogno) che ogni evento “teatrale” è unico e irripetibile.

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