• per forza di cose - a matter of things

    Il sogno di una cosa

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    Conversazione con Mauro Montalbetti

    Lingua: italiano

     

    Io sono dell’idea che l’essere artista, l’essere compositore oggi non possa non avere una sorta di impegno. Il nostro lavoro ha un’urgenza.

    [Ne Il sogno di una cosa] c’è molta verità. E quando c’è verità anche se tu utilizzi un linguaggio non semplice l’impatto sul pubblico è forte, perché c’è una necessità di raccontare in un certo modo e con certi suoni. La cosa che mi ha dato più soddisfazione è stata la prova generale, che è stata vista da circa mille ragazzi dalla terza media alle scuole superiori. Per ottanta minuti non si è sentito un suono; ipnotizzati. E la mia musica non è, per così dire, una musica accogliente. Questi linguaggi che si sovrappongono, che entrano in collisione, quando sono organizzati in maniera architettonicamente molto precisa, danno vita a questa verità, a questa urgenza; tu devi comunicare quel messaggio con quel linguaggio e non con un altro.

    Nel nostro caso c’era anche il desiderio di scuotere la memoria, di non far dimenticare quella vicenda. Ci sono dei ragazzi che non sanno che cosa è successo a Brescia. E la città è ancora un po’ ferita, un po’ divisa su alcune tematiche…

    Io penso che la forza di quest’opera, che prima descrivevo come la “verità”, l'”urgenza”,  sia molto chiara anche perché abbiamo deciso di non concentrarci unicamente su Piazza della Loggia. Ci sono due quadri, il quarto e il quinto, quindi la parte centrale dell’opera, nei quali noi parliamo di altre stragi impunite, o dove c’è un alone di mistero: Piazza Fontana, la strage della Stazione di Bologna, l’Italicus, l’omicidio Pasolini per esempio. Quindi partiamo da Piazza della Loggia per parlare di Italia; l’Italia malata, l’Italia che non riesce a fare i conti con il passato.  

       

    Mauro Montalbetti, compositore bresciano, è ormai uno degli autori di punta del panorama musicale italiano. Dopo la prestigiosa esecuzione di Another’s Hell con la Filarmonica della Scala diretta da Daniel Harding il successo de Il Sogno di una Cosa, opera dedicata all’anniversario della strage di Piazza della Loggia e commissionata da Umberto Angelini per il Teatro Grande di Brescia insieme ai Teatri di Reggio Emilia e al Piccolo Teatro di Milano è stato sicuramente uno dei momenti più intensi della scorsa stagione teatrale in Italia. La nostra conversazione ha avuto luogo dopo la prima mondiale dell’opera a Brescia e subito prima delle successive rappresentazioni a Reggio Emilia e poi a Milano. Il nuovo lavoro per violino ed ensemble Altre Solitudini è stato eseguito giusto venerdì scorso all’Auditorium – Parco della Musica di Roma: congratulazioni!

     

       Conversazione con Mauro Montalbetti
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    Mauro-Montalbetti-play

       Conversation with Mauro Montalbetti
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    Mauro Montalbetti: „Il sogno di una cosa” – trailer
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    Sogno-play
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    Mauro Montalbetti: „The dream of a thing“ – trailer
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    The dream of a thing

    In conversation with Mauro Montalbetti

    Language: Italian

     

    I think that in our days an artist, a composer, cannot evade commitment. There is an urgency to our work.

    [In The Dream of a Thing] there is a lot of truth. And when there is truth, even if you are not using a simple language, the impact on the audience is strong, because there is the need for a specific kind of narration, and for specific sounds. What gave me the most satisfaction was the dress rehersal, with a thousand young people from secondary school. There were eighty minutes of silence: they were hypnotised. And my music is not, so to say, “comfortable”. The different music languages that overlap and collide, when organised in a precise architectural way, give life to this truth, to this urgency; you need to convey that message with that specific language, not a different one.

    Our aim was to stir memories, not allowing those events to be forgotten. There are many young people who do not know what happened in Brescia. The city still feels the wound, and is still divided on some issues…

    In my opinion the strength of this work – that I was describing in terms of “truth” and urgency” – is very evident, also because we decided not to concentrate solely on Piazza della Loggia. There are two sections, the fourth and the fifth, therefore the central part of the opera, where we deal with other massacres left unpunished, or misteries unsolved: Piazza Fontana, Bologna Central Station, the Italicus, or even Pasolini’s death. We start from Piazza della Loggia to speak about Italy, an ailing country, a country that is still unable to confront its past.

     

    Mauro Montalbetti is a composer from Brescia, Italy. He is now one of the main authors in the Italian musical lanscape. After the première of Another’s Hell with the Filarmonica della Scala conducted by Daniel Harding, the success of The Dream of a Thing, for the anniversary of the Piazza della Loggia massacre – commissioned by Umberto Angelini for the Teatro Grande in Brescia together with Teatri di Reggio Emilia and Piccolo Teatro in Milan – was one of the highlights of the last theatre season in Italy. Our conversation took place after the première in Brescia, immediately before the reprises in Reggio Emilia and Milan. His new work for violin and ensemble Altre solitudini was premièred just last Friday in the Auditorium – Parco della Musica in Rome: congratulations!

     

    1 commento

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    Un commento

    • Maria CM
      24 Gennaio 2015 - 09:33

      Uno spontaneo commento di chi ha visto e particolarmente apprezzato.
      Il lavoro è perfetto per essere capito pur nella non linearità della narrazione, esteticamente molto raffinato nella direzione scenografica della stilizzata ricerca estetica italiana, le metafore esplicite, ma sublimate. Potrà essere rifiutato per principio di stupidità, ma non per attualità espressiva. Pare infatti di trovarsi in un antico teatro greco che vuole parlare dei mali dell’uomo. Come l’autore dice c’è un aspetto poetico e un aspetto drammaturgico, ma il primo è sempre presente a non turbare il messaggio. La musica è completamente immersa nel tratto scenico e drammaturgico che ne chiarisce o maschera la complessità costruttiva. Non c’è possibile equivoco di messaggio perché, più o meno capito fino in fondo anche dal punto di vista artistico, chiede esplicitamente una riflessione sulla tragicità dei comportamenti umani. Forse siamo ancora in grado di coinvolgerci emotivamente, ma nello stesso tempo siamo una società che partecipa di cose gravissime e non vuole capire che per superarle dovrebbe andare verso un’alternativa di senso della vita. Quelle cose che capitano non portano solo alla domanda se l’ “l’uomo” sia ”buono o è cattivo”, come faccia da cattivo a divenire buono o viceversa, ma a chi sia l’uomo.

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