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  • 17-11-2014

    Il tempo delle cose - Il concetto di simultaneità e i seni di Janet Jackson

    Bandiera EN

    English version

     

    Dobbiamo distinguere due tipi di simultaneità, due tipi di successione. Il primo è interno agli eventi, è una parte della loro materia, viene da essi. L’altro è semplicemente applicato ad essi da un osservatore esterno al sistema.
    […]
    Torniamo quindi sempre allo stesso punto: c’è un solo Tempo reale, gli altri sono fittizi. In realtà cos’è il Tempo reale, se non Tempo sperimentato, o Tempo che potrebbe essere sperimentato? Che cos’è Tempo irreale, ausiliario, fittizio, se non quello che non viene sperimentato da nulla o da nessuno?
    Henri Bergson, Durata e simultaneità

    Categorie come la simultaneità, la prevedibilità e linearità dello scorrere del tempo e l’univocità del concetto di durata (e quindi la memoria) sono non solo il pane quotidiano dei musicisti, gli assiomi dai quali si sviluppano sia la teoria che la prassi e l’artigianato del fare musica, ma anche e soprattutto i pilastri sui quali si basano tutte le strutture semantiche di qualunque tipo di comunicazione, da quella interpersonale a quella sociale e tecnologica, e di conseguenza l’intero sistema di condivisione di informazioni all’interno di una collettività; in una parola: la cultura.
    Eppure è sufficiente un’osservazione leggermente più approfondita per rendersi conto che questa costruzione di elementi apparentemente del tutto condivisibili non è così solida come sembrerebbe. Alcuni semplici esempi.

    Dopo che, durante la partita finale del Super Bowl di circa dieci anni fa, Janet Jackson si era scoperta il seno in diretta televisiva planetaria, causando una vera e propria rivolta negli strati più conservatori della popolazione statunitense, la CBS aveva deciso, per eventi simili in futuro, di ritardare la messa in onda della diretta di circa 10 secondi, per permettere a un apposito funzionario di tagliare “in diretta” qualunque immagine considerata non presentabile e sostituirla con qualcos’altro, senza dover interrompere la trasmissione. Questa strategia è stata poi utilizzata ampiamente anche per le trasmissioni dei Giochi Olimpici di Pechino, particolarmente durante la cerimonia di inaugurazione. La cosa che più mi diverte in questa situazione non è il grottesco aspetto censorio dell’operazione, ma l’immaginare un ipotetico iper-spettatore in grado di osservare contemporaneamente, dall’alto, sia le reazioni del pubblico nello stadio che quelle del pubblico di fronte ai televisori, ricevendo quindi dapprima il boato del pubblico nello stadio, e dieci secondi dopo quello del resto della nazione, come se si trattasse di un eco.

    Mi è capitato di assistere per televisione ad un evento internazionale in diretta, per esempio una partita di calcio, che veniva trasmesso contemporaneamente anche in altre nazioni. Durante il gioco, ho telefonato ad un conoscente che, in un’altra nazione, stava seguendo lo stesso evento. Nel mezzo della conversazione il mio interlocutore si è interrotto bruscamente gridando „goal!“, mentre sul mio televisore l’azione d’attacco era ancora in corso. Pochi secondi dopo, naturalmente, anche il mio televisore ha mostrato il goal, e in quel preciso momento ho sentito anche il grido di gioia dell’ospite della stanza vicino (ero in un albergo) che stava seguendo la partita sullo stesso mio canale e quindi era soggetto alle mie stesse condizioni temporali. Trovo soprattutto interessante pensare alla non contemporaneità della percezione delle emozioni da parte del pubblico: mentre in uno spettacolo dal vivo l’intero pubblico percepisce le situazioni contemporaneamente e contemporaneamente vi reagisce (e questo aspetto è ovviamente importante nella definizione del pubblico come comunità), nell’esempio citato la contemporaneità “reale” non è più un elemento caratterizzante dell’esperienza collettiva: pur osservando lo stesso evento, lo spettatore in un luogo gioisce o soffre leggermente in anticipo o in ritardo rispetto ad un altro spettatore in un altro luogo, ed entrambi sono in ritardo rispetto agli spettatori che seguono l’evento dal vivo.

    Nel caso di trasmissioni televisive che utilizzano la tecnica tradizionale satellitare, per esempio trasmissioni giornalistiche, esiste un ritardo di circa un secondo tra il momento in cui l’intervistatore pone la domanda e il momento in cui si vede l’intervistato percepire la voce dell’intervistatore. Ciò crea un effetto di “straniamento” particolarmente affascinante nella comunicazione interpersonale. Lo stesso effetto si può verificare in una normale video-conversazione via web: spesso capita che il ritardo sia tale da rendere impossibili i normali ritmi di conversazione, creando interessanti conseguenze nel flusso della comunicazione.

    Rifacendomi alla mia esperienza di direttore d’orchestra, mi è capitato più volte di verificare direttamente un aspetto estremamente affascinante: è sufficiente una distanza tra l’orchestra e il direttore, o tra gruppi diversi dell’orchestra, di poco più di dieci metri per creare una conturbante serie di scompensi temporali tra il gesto del direttore, il gesto strumentale e la percezione del pubblico. Il suono viaggia a circa 300 metri al secondo, e la soglia minima di discriminazione dell’orecchio umano tra due eventi successivi è di circa 3 centesimi di secondo: quindi, se per esempio due percussionisti, distanti l’uno dall’altro più di 10 metri, suonano “simultaneamente”, un ascoltatore che si trovi accanto ad uno dei due percepirà due suoni in rapida successione. Se invece lo stesso ascoltatore è in mezzo ai due musicisti, percepirà il suono come effettivamente “simultaneo”. Quindi, come direttore d’orchestra, dovendo garantire al pubblico di percepire “assieme” due suoni suonati a quel tipo di distanza l’uno dall’altro, dovrò trovare il modo di farli suonare leggermente sfasati (ma con la massima precisione) l’uno rispetto all’altro:

    Due eventi che hanno luogo ai punti A e B di un sistema K sono simultanei se appaiono allo stesso istante quando osservati dal punto medio M dell’intervallo AB. Il tempo è quindi definito come l’insieme delle indicazioni di orologi simili, a riposo rispetto a K, che  registrano gli stessi eventi simultaneamente.
    Albert Einstein

    L’interesse di queste osservazioni, a ben vedere, va molto al di là dell’aspetto aneddotico e della curiosità: le conseguenze toccano profondamente i campi della cultura, della società e della politica, e anche della vita di tutti i giorni. L’intera affidabilità del nostro sistema di scambio di informazioni è basata sul modo con il quale percepiamo queste categorie e le diamo collettivamente per acquisite. D’altra parte, penso che il riconoscimento e l’utilizzo delle “deviazioni” possibili dal sistema di convenzioni normalmente accettato può aprire possibilità linguistiche ed espressive sorprendenti.

       Janet Jackson e Justin Timberlake al Super Bowl 2004
    .

    Janet Jackson e Justin Timberlake at Super Bowl 2004 play

       Janet Jackson and Justin Timberlake at the Super Bowl 2004

     

    The time of things – The concept of simultaneity and the breasts of Janet Jackson

    We need then to distinguish two kinds of simultaneity, two kinds of succession. The first is interior to the events, it is a part of their materiality, it comes from them. The other is simply placed on them by an observer exterior to the system.
    […]
    We then always come back to the same point : there is only one real Time, the others are fictional. In fact what is real Time, if not experienced Time, or Time that could be experienced? What is unreal, auxiliary, fictional Time if not that which remains unexperienced by anything or by anyone?
    Henri Bergson, Duration and simultaneity

    Categories such as simultaneity, foreknowledge and temporal linearity, together with the univocity of the concept of duration (that is, memory) not only form part of the everyday arsenal of the musician, the axioms from which the very idea of music making develops but they are also more specifically the pillars on which stand the semantic structures of all possible types of communication (interpersonal, social or technological). As a consequence, the entire information exchange system within a community or culture is transmitted through these semantic structures: its culture.

    Closer inspection, however, shows how this construct of elements, on the face of it eminently consensual, is not as solid as it might appear. A few simple examples:

    About ten years ago, during the live broadcasting of the Superbowl, Janet Jackson showed her breasts, creating a real uproar in the more conservative parts of the American population. After this unfortunate occurrence, the CBS decided, for similar events in future, to delay the broadcasting of live events of 10 seconds, in order to allow a supervisor to cut immediately any inappropriate image and substitute it with something else, without interrupting the broadcasting. This strategy was massively implemented during the live broadcasting of the Olympic Games in Beijing, particularly during the opening ceremony. What I find funny here is not the grotesque censorship element in this procedure, but imagining a hypothetical hyper-spectator able to observe from above, at the same time, the reactions of the audience in the stadium, and of those watching their TV sets, hearing the roar from the stadium first and, ten seconds later, from the rest of the nation, as a sort of echo.

    I happened to be watching a football match on TV, that was being broadcast live in different nations. During play, I phoned an acquaintance of mine, who was following the same match but in a different country. In the midst of the conversation he suddenly broke off and shouted “Goal!”, while on my TV the attack was still going. After a few seconds my TV also showed the goal, and I heard the cry from the hotel room next to mine, where a guest was also following the game, on the same channel, and therefore in the same “time frame”. I think it’s over all interesting to imagine the non-simultaneity of the emotional perception of the viewers: while in a live performance the whole audience perceives the situations at the same time, and reacts at the same time (this aspect is obviously particularly important in the definition of the audience as a community) in the abovementioned example the “real” simultaneity is not anymore a major element of the collective experience: even though they are watching the same event, a spectator in a certain place will rejoice or suffer slightly earlier or slightly later than a different spectator in a different place, and both are delayed compared to those watching the event live.

    In the case of television broadcasts which implement traditional satellite technology, for example news programmes, there’s a delay of about a second between the moment when the interviewer formulates his question and the moment we see the interviewed perceiving the voice of the interviewer. This creates a “stand by” effect in the interpersonal communication which seems to me particularly interesting. The same effect can happen in any video-conversation on the web: the delay is often such that the normal rhythm of conversation becomes impossible, with interesting consequences on the communication flow.

    Looking back to my experience as a conductor, I have very often noticed an extremely interesting phenomenon: a distance of about 10 metres between the conductor and the orchestra, or between different groups of the orchestra is sufficient to create a disturbing temporal disconnection between the conductor’s gestures, the instrumental performance and the perception of the audience. Sound travels at ca. 300 metres per second, and the acoustic discrimination threshold is ca. 3 hundreds of a second; therefore if for example two percussion players who are more than 10 metres apart play “simultaneously”, a person who is closer to either of them would eventually perceive a quick succession of two sounds. If the same person is mid-way between the two performers, the sound will effectively be perceived as simultaneous. As a conductor, if I need to offer to the audience a simultaneous perception of this event, I will need to ask the musicians to play slightly (but very precisely) out of sync:

    Two events taking place at the points A and B of a system K are simultaneous if they appear at the same instant when observed from the middle point, M, of the interval AB. Time is then defined as the ensemble of the indications of similar clocks, at rest relatively to K, which register the same simultaneously.
    Albert Einstein

    The interest of such an observation goes well beyond mere illustration and curiosity value, since it brings major repercussions in the cultural, social and political spheres, as well as in daily life. The overall reliability of our system of information exchange is indeed rooted in our perception of these categories in which, as a community, we implicitly invest. Moreover, I believe that the identification of possible “deviations” from the system of collective conventions can liberate a surprising charge of linguistic and expressive potential.

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