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  • 29-03-2015

    La sala da concerto come centro di comunicazione

    Bandiera EN

     English version

     

    Conversazione con Lyndon Terracini

    Lingua: inglese

    In un certo senso, il teatro è sempre stato questo: i teatri sono luoghi dove la gente andava a vedere un’opera, una pièce teatrale, un balletto, ed erano anche luoghi di incontro; e ora, che la società è cambiata e la tecnologia è cambiata in modo incredibile, vuole anche dire che quello che succede in teatro allo stesso tempo può succedere in tutto il mondo! Così un pubblico in qualunque parte del mondo può essere effettivamente parte del pubblico in una città particolare. E penso – quando ne parlavamo a Brisbane ne eravamo entrambi affascinati – che secondo me il futuro… insomma, il futuro è questo. Si sono già visti concerti sinfonici in internet eccetera eccetera, ed è una parte della cosa, ma bisogna discutere in modo molto più ampio, in modo che ci sia una completa connessione da uno spazio performativo in un qualunque punto del mondo verso il resto del mondo; ed è anche questione di una qualche forma di interazione, in modo che le persone che sono parte del pubblico, in tutto il mondo, possano effettivamente partecipare a quello che succede in quel luogo.

    Il periodo è difficile; penso che si possa parlare di una transizione da una situazione in cui i governi nel passato mettevano a disposizione i fondi per mantenere i teatri, le compagnie d’opera, i teatri di prosa, la danza, le orchestre sinfoniche, eccetera; ed ora molti governi si trovano a corto di denaro e per questo cercano di ridurre i loro budget per le arti e gli eventi culturali. Molti di loro sperano che i privati e il mondo aziendale rimpiazzino i fondi pubblici. Ma al momento ci troviamo in realtà in mezzo a quel periodo: non ci sono abbastanza risorse dai privati e dalle aziende, eppure i fondi pubblici vengono ridotti, in tutto il mondo. Dobbiamo affrontare questo periodo; e la mia sensazione è che ci sia bisogno di più creatività e di idee migliori su come comunicare con il pubblico; un pubblico contemporaneo, un pubblico abituato alle nuove tecnologie.

    Con la “Handa Opera on Sydney Harbour” è stato interessante, perché la prima volta che ho visitato il luogo, immediatamente mi ha suggerito che, in effetti, si tratta della cultura di Sydney; stando seduti là si può vedere il Sydney Harbour Bridge, la Sydney Opera House e la skyline della città, e tutto questo dice, semplicemente: questa è Sydney. L’altra cosa molto importante è che – hai citato la produzione di Butterfly con la regia de La Fura dels Baus, di Alex Ollé – è più facile per noi mettere in scena una produzione un po’ più coraggiosa e più contemporanea se lo facciamo in quel tipo di spazio piuttosto che in teatro, perché il pubblico che viene non è il pubblico tradizionale dell’opera lirica, non ha gli stessi pregiudizi. Così stiamo trovando un nuovo pubblico, e come hai detto si tratta di portare quel pubblico verso altre cose.

    Questo è il sogno: che si arrivi ad un punto dove il pubblico venga a vedere cose che riflettano davvero la cultura contemporanea, che parlino delle loro vite, di quello che succede ora, con i compositori che finiscono i pezzi… la settimana scorsa!

    Insomma, è assurdo che non creiamo nuove opere che riescano ad entrare nel repertorio. E il problema non è che non ci sono pezzi meravigliosi, ci sono alcuni pezzi fantastici. Ma se cerchiamo di presentarli ad un pubblico – devo dirlo – conservatore in un contesto nel quale presentiamo l’opera del XIX secolo, non funziona. Però se troviamo un contesto differente, in modo che abbiano un modo diverso di osservare, di ascoltare, allora credo che le cose cambieranno.

    È imporante. È importante farlo, e basta. Ma io credo – è il caso di molti dei tuoi lavori, con un contesto sociale molto serio – che se noi troviamo lo spazio giusto, a Sydney o in qualunque altra città del mondo, se quello che facciamo riflette la cultura di quel particolare luogo, se ha rilevanza sociale rispetto a quel particolare luogo, allora la connessione con il pubblico è molto più… è più ampia, ma è anche più focalizzata, perché stai lavorando su coloro ai quali presenterai il progetto, in una società contemporanea.

    Lyndon Terracini è il direttore artistico di Opera Australia, la compagnia d’opera nazionale australiana. Dopo una prestigiosa carriera di cantante, particolarmente intensa nel campo della musica contemporanea, è stato direttore artistico del Queensland Music Festival a Brisbane (dove ha realizzato un festival esclusivamente con musica dell XX secolo) e del Brisbane Festival. La nostra collaborazione è iniziata nel 2003, quando mi ha invitato a dirigere “Surrogate Cities” di Heiner Goebbels al QPAC di Brisbane; poi ha invitato in Australia il mio “CREDO” e commissionato e messo in scena “WINNERS”, la cui prima mondiale ha avuto luogo nell’ambito del Brisbane Festival, prima della ripresa a Parigi al Centre Pompidou. Nel 2011 mi ha chiamato a debuttare come direttore d’orchestra alla Sydney Opera House; i progetti più prestigiosi che da allora abbiamo realizzato insieme in campo operistico sono la prima mondiale della regia de La Fura dels Baus di “Un Ballo in Maschera” di Verdi e, recentemente, una festa pucciniana con la “Tosca” con la regia di John Bell a Melbourne e il Gala di Capodanno de ” LaBohème” alla Sydney Opera House, con la regia di Gale Edwards. Durante la nostra conversazione abbiamo parlato tra l’altro anche di “Handa Opera on Sydney Harbour” la serie annuale di produzioni sul palco galleggiante sulla baia di Sydney; dopo “Traviata”, “Carmen” e la “Madama Butterfly” de La Fura dels Baus, proprio pochi giorni fa ha debuttato con grande successo la sontuosa “Aida” di Gale Edwards.

       Conversazione con Lyndon Terracini (video: Giulio Tami)
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       Conversation with Lyndon Terracini (video: Giulio Tami)

     

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    Un frammento del video documentario di WINNERS – Brisbane Festival 2006
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    Madama Butterfly con la regia de La Fura dels Baus sulla baia di Sydney
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    Extract from the video documentary of
    WINNERS – Brisbane Festival 2006
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    Madame Butterfly directed by La Fura dels Baus on the Sydney Harbour

     

    The performance venue as a communication centre

    in conversation with Lyndon Terracini

    Language: English

    In a way, theatre has always been that. Theatres are places where people went to see an opera, or a play, or a dance piece, and it was a gathering point too; and now that society has changed and technology has changed incredibly, it can also mean that what happens in that theatre at the same time can happen globally! So an audience all over the world can actually be part of that audience that is in a specific city. And I think – when we were talking about it in Brisbane we were both fascinated by it – it seems to me that the future… well, it’s about that, I mean. There have been things with symphony orchestra concerts online and so on and so on, which is part of that, but there is a much broader discussion to have, so that there is a complete connection from one performing arts space anywhere in the world to the rest of the world; and also, too, it’s about some sort of interaction, so that those people who are part of that audience, globally, can actually participate in what you are doing in that centre.

    There is this difficult period; I guess we can refer to it as a transition from where governments in the past were providing funds to maintain theatres, opera company, prosa theatres, dance, symphony orchestras and so on, and now a lot of governments are finding that they are short of money and so they look to reduce the budget they have for arts and cultural events. A lot of them are hoping that philantropists and the corporate sector will replace the government fundings. But at the moment we are actually between that period: there is not enough money from corporate sponsors and philantropists, and yet the government money is being reduced, all over the world. We have to get through that period; and my feeling too is that that requires more thought and better ideas about how we communicate with the public; a contemporary public, a public that is used to new technologies.

    With Handa Opera on Sydney Harbour it has been very interesting, because when I first looked at that site, it immediately said to me that this is actually about the culture of Sydney; and sitting there you look at the Sydney Harbour Bridge, the Sydney Opera House and the skyline, and everything about it just says, this is in Sydney. And that was an important part of it. The other really important thing is – you mentioned the production of Butterfly that La Fura dels Baus, Alex Ollé, directed – it is easier for us to do a production that is a bit more edgy and contemporary when we do it on that stage than it is in the theatre, because the audience that’s coming is not a traditional opera audience, so they don’t have the same prejudices. So we are finding this new audience and as you said it’s about how you translate that audience into other things.

    That’s the dream: that we can take it to a place where the audience would come and see something that’s really about contemporary culture, that’s about their lives, that is happening now, with composers who finish the piece… last week!

    I mean, it’s crazy that we are not making new pieces that are going into the repertoire. And it’s not that there aren’t wonderful pieces, there are some fantastic pieces. But if we try to present to a – frankly – conservative opera-going public a new piece in a context where we would present nineteenth century opera, then it does not translate to it. But if we find a different context, so that they have a different way to looking at it, a different way of hearing it, then I think that will change.

    It’s important. It’s important to do it, full stop. But I think – it’s the case of a lot of your work, it has a very serious social context – and I think for us to find the right space, in Sydney or any city in the world, if that reflects the culture of that particular place, if it has a social relevance to that particular place, then the connection with the audience is a lot more… it’s broader, but it’s also more focused, because you’re working out who you are going to play to, in a contemporary society.

    Lyndon Terracini is the Artistic Director of Opera Australia, Australia’s national opera company. After a highly successful career as a singer, particularly in contemporary music, he was appointed Artistic Director of the Queensland Music Festival in Brisbane (where he programmed a Festival of exclusively XX century music) and then of the Brisbane Festival. Our collaboration started in 2003, when he invited me to conduct Heiner Goebbels’ “Surrogate Cities” at the QPAC in Brisbane; he later brought my “CREDO” to Australia and commissioned and produced “WINNERS”, premièred at the Brisbane Festival, before being performed at the Centre Pompidou in Paris. In 2011 he asked me to debut as conductor at the Sydney Opera House; the most prestigious projects we realised were the première of Verdi’s “Un Ballo in Maschera” directed by La Fura dels Baus and, recently, a Puccini celebration with “Tosca” directed by John Bell in Melbourne and a New Year’s Eve Gala with “La Bohème” at the Sydney Opera House, directed by Gale Edwards. During our conversation we spoke among other things about “Handa Opera on Sydney Harbour”, the yearly production on the floating stage on the Sydney Harbour. After “Traviata”, “Carmen” and “Madame Butterfly” by La Fura dels Baus, just a couple of days ago the sumptuous “Aida” directed by Gale Edwards had its hugely successful opening night.

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