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  • 29-03-2014

    Dentro l’ideazione del progetto

    Venerdì 20 settembre 2013

    Spinto dalla sete, ho adocchiato, fuori di una finestra, un bel ghiacciolo a portata di mano. Ho aperto la finestra, ho staccato il ghiacciolo, ma subito si è fatto avanti uno grande e grosso che si aggirava là fuori, e me lo ha strappato brutalmente. – Warum? – gli ho chiesto nel mio povero tedesco. – Hier ist kein Warum – (qui non c’è perché), mi ha risposto, ricacciandomi dentro con uno spintone.

    Primo Levi, Se questo è un uomo

     

    Quanto all’ispirazione, Andrea Molino ama la parola necessità. Rivela che spesso nota certi temi o idee che divengono per lui importanti, e necessari, senza una spiegazione. E’ parte di un processo intuitivo. Attraverso l’accumulazione di incontri con persone, libri, articoli, alcuni di questi argomenti necessari arrivano come ad esplodere. E’ questo il momento in cui decide che deve lavorarci, creare qualcosa.

    Per – qui non c’è perché –, questa “esplosione” è avvenuta quando si è reso conto che il binomio bene/male sembra ben consolidato nella percezione collettiva, e viene spesso adoperato nel linguaggio comune e nella descrizione ed interpretazione degli eventi. Andrea: “Molti, se non tutti, i capi religiosi li usano come dato di fatto; alcuni leader politici usano regolarmente l’espressione “male assoluto”, riferendosi per esempio alla Shoah; George W. Bush ha descritto esplicitamente la “guerra al terrore” come “guerra del bene contro il male”; è facile trovare innumerevoli altri esempi. Guardando più in dettaglio, si vede che è impossibile trovare una definizione oggettiva, o almeno accettata dalla collettività, di tali categorie. Il bene e il male in un certo contesto possono rappresentare un giudizio personale e soggettivo, una norma sociale, o la pretesa di avere valore assoluto in relazione alla natura umana, o alla trascendenza religiosa che caratterizza quel contesto. Ma lo sviluppo di una società globale e interculturale ha messo in luce le contraddizioni e la reciproca incompatibilità delle diverse percezioni, mostrando come gli strumenti con cui tradizionalmente si affrontano queste questioni sono ormai inadeguati.”

    Per Andrea, il workshop ha superato ogni aspettativa. La sperimentazione e l’improvvisazione sono un elemento fondamentale del progetto. Questo approccio vocale è una scelta consapevole. Anche se la composizione è praticamente finita, intende mantenerla aperta a nuovi elementi risultanti da questo modo di operare. Ciò che vede adesso, maturerà nel lavoro finale. In un certo senso la composizione non potrà mai dirsi finita. Per lui, l’opera è qualcosa di vivo, pulsante, non fissato in maniera definitiva. Andrea: “Scrivo per le persone, non per le voci o gli strumenti. Concetti e caratteristiche non sono sviluppati in astratto, ma con in mente una persona, e hanno a che fare con una specifica situazione logistica. Mi serve questa immaginazione fisica per dare una forma al pezzo”.

  • 11-03-2014

    Qui non c'è limite

    wouter 19 9 13

    Giovedì 19 settembre 2013

    Nel giugno 2013 si sono svolte ad Anversa le audizioni per il progetto di teatro musicale multimediale – qui non c’è perché –. Aline, Annelinde e Sander sono stati selezionati da un gruppo di candidati, tutti giovani cantanti sotto i 30 anni, interessati all’improvvisazione e alla sperimentazione. Dal 18 al 21 settembre hanno partecipato ad un workshop con il compositore Andrea Molino, il regista Wouter Van Looy ed il cantante protagonista, David Moss, muovendo il primi passi nel processo creativo della produzione.

    Annelinde si è da poco diplomata in Teatro Musicale a Rotterdam (Codarts). Finiti i suoi studi, a giugno, ha risposto al bando di Music Theatre Transparant. Dopo avere conosciuto il lavoro di Transparant durante uno stage alla Veenfabriek – una compagnia di teatro musicale di Leida, partner di Transparant in Medea (2008) e Arthur (2014) – era emozionata di poter essere una dei tre giovani fortunati cantanti scelti per collaborare al progetto. Annelinde: “Mi sto proprio godendo questo progetto. Andrea e Wouter hanno un’idea molto chiara di ciò che vogliono, e noi cerchiamo di aiutarli a capire come ottenerlo”.

    Aline ha incontrato Wouter, il nostro regista, la prima volta a 10 anni, quando era in un coro fiammingo di bambini diretto da Iva Bittová. Lo definisce come uno dei momenti più importanti della sua vita. Gli incontri e le esperienze fatte hanno lasciato in lei un’impronta duratura. Dopo questo primo sguardo “dietro le quinte” di un lavoro di teatro musicale, ha fatto le audizioni per altre produzioni di Transparant (e per la compagnia Zonzo). La si può vedere in Arthur (2005) o Het meisje de jongen de rivier (La ragazza i giovani il fiume, 2006). Aline non ha una voce con impostazione classica. Dopo gli studi in Theatre Sciences all’Università di Anversa ha seguito un corso di vocalità di 4 mesi in Danimarca. Per questo progetto, dice, non è essenziale avere una preparazione in uno stile preciso o un curriculum specifico. E’ tutto basato sulla sperimentazione vocale: “qui è importante dimenticare la nostra formazione, che sia nell’opera o nel jazz, Andrea vuole allontanarci da determinati stili, cerca di non farci adagiare su ciò che già conosciamo, ciò che ci è familiare. Deve esserci un conflitto. Qui non c’è limite.”

    Dopo i suoi studi nei Conservatori di Gent, Anversa e Berlino, Sander è attivo come vocalista jazz, con esperienze in produzioni di teatro musicale (ad esempio KVS). Conosce Muziektheater Transparant dalle sue frequenti collaborazioni con il compositore Jan Van Outryve. Van Outryve ha lavorato a stretto contatto con Transparant per anni, come liutista e compositore. Questa è però la sua prima volta in un contesto di teatro sperimentale. Sander: “Lo trovo interessante, ed è una sfida. Stiamo cercando di creare insieme un linguaggio comune. E’ un processo in cui impariamo a comprenderci gli uni gli altri.”

    Pubblicato da Muziektheater Transparant

    in Workshop -there is no why here- @deSingel 18 > 21 SEPT 2013

     

  • 24-12-2013

    Il progetto

    Bandiera EN

     English version

     

    – Qui non c’è perchè – è un progetto del compositore italiano Andrea Molino, con la direzione di Wouter van Looy.

    La differenza tra ‘bene’ e ‘male’ non è chiara solo  ai leader religiosi. Anche George Bush era convinto che la sua guerra al terrorismo sia stata ‘una guerra del bene contro il male’.  Se scaviamo più a fondo, però, sembra impossibile definire le due categorie in maniera oggettiva ed universalmente accettata. Secondo Hannah Arend, Qui non c’è perchè delinea ‘il problema fondamentale della natura e della funzione del giudizio umano’,  che implica il problema della responsabilità. Questa performance non pretende di presentare una soluzione chiara o semplici istruzioni. Piuttosto si tratta di una raccolta di diversi contributi, a volte contraddittori. Le immagini registrate dalle telecamere sul palco o da webcam esterne sono un contrappunto organico. I musicisti realizzano il video – che è parte della musica – come se fosse uno strumento.

     


    The project

    -there is no why here- is a project by Italian composer Andrea Molino, direction by Wouter van Looy.

    The difference between ‘good’ and ‘evil’ is not only clear to religious leaders. Even George Bush was convinced that his war on terror was ‘a war of good against evil’.  If we dig deeper, however, it seems impossible to define either category in an objective and generally accepted way. Following up on Hannah Arend, There is no why here outlines ‘the fundamental problem of the nature and function of the human judgment,’ which implies the problem of responsibility. This performance does not pretend to present a clear solution or even straightforward statements. Rather, it is a collection of different, sometimes contradicting contributions. Images recorded by cameras on stage or by external webcams are an organic counterpoint. The musicians play the video – which is part of the music – as if it were an instrument.

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