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  • 29-03-2014

    Workshop - Terzo giorno

     

    Venerdì 20 settembre 2013

    Ore 11. Music Studio, deSingel, Anversa. Terzo giorno del workshop. Dopo alcuni brevi esercizi di riscaldamento, è ora di provare una nuova scena. Per questa parte, Aline, Annelinde, Sander e David devono scoprire un repertorio di suoni che possa rappresentare le azioni di un gruppo di persone che lanciano oggetti contro un muro, un bersaglio lontano. Nell’ambito di questa aggressività, anche rituale, i performers cercano di scoprire cosa riusciranno a fare vocalmente.
    (altro…)

  • 29-03-2014

    Dentro l’ideazione del progetto

    Venerdì 20 settembre 2013

    Spinto dalla sete, ho adocchiato, fuori di una finestra, un bel ghiacciolo a portata di mano. Ho aperto la finestra, ho staccato il ghiacciolo, ma subito si è fatto avanti uno grande e grosso che si aggirava là fuori, e me lo ha strappato brutalmente. – Warum? – gli ho chiesto nel mio povero tedesco. – Hier ist kein Warum – (qui non c’è perché), mi ha risposto, ricacciandomi dentro con uno spintone.

    Primo Levi, Se questo è un uomo

     

    Quanto all’ispirazione, Andrea Molino ama la parola necessità. Rivela che spesso nota certi temi o idee che divengono per lui importanti, e necessari, senza una spiegazione. E’ parte di un processo intuitivo. Attraverso l’accumulazione di incontri con persone, libri, articoli, alcuni di questi argomenti necessari arrivano come ad esplodere. E’ questo il momento in cui decide che deve lavorarci, creare qualcosa.

    Per – qui non c’è perché –, questa “esplosione” è avvenuta quando si è reso conto che il binomio bene/male sembra ben consolidato nella percezione collettiva, e viene spesso adoperato nel linguaggio comune e nella descrizione ed interpretazione degli eventi. Andrea: “Molti, se non tutti, i capi religiosi li usano come dato di fatto; alcuni leader politici usano regolarmente l’espressione “male assoluto”, riferendosi per esempio alla Shoah; George W. Bush ha descritto esplicitamente la “guerra al terrore” come “guerra del bene contro il male”; è facile trovare innumerevoli altri esempi. Guardando più in dettaglio, si vede che è impossibile trovare una definizione oggettiva, o almeno accettata dalla collettività, di tali categorie. Il bene e il male in un certo contesto possono rappresentare un giudizio personale e soggettivo, una norma sociale, o la pretesa di avere valore assoluto in relazione alla natura umana, o alla trascendenza religiosa che caratterizza quel contesto. Ma lo sviluppo di una società globale e interculturale ha messo in luce le contraddizioni e la reciproca incompatibilità delle diverse percezioni, mostrando come gli strumenti con cui tradizionalmente si affrontano queste questioni sono ormai inadeguati.”

    Per Andrea, il workshop ha superato ogni aspettativa. La sperimentazione e l’improvvisazione sono un elemento fondamentale del progetto. Questo approccio vocale è una scelta consapevole. Anche se la composizione è praticamente finita, intende mantenerla aperta a nuovi elementi risultanti da questo modo di operare. Ciò che vede adesso, maturerà nel lavoro finale. In un certo senso la composizione non potrà mai dirsi finita. Per lui, l’opera è qualcosa di vivo, pulsante, non fissato in maniera definitiva. Andrea: “Scrivo per le persone, non per le voci o gli strumenti. Concetti e caratteristiche non sono sviluppati in astratto, ma con in mente una persona, e hanno a che fare con una specifica situazione logistica. Mi serve questa immaginazione fisica per dare una forma al pezzo”.

  • 24-03-2014

    Libretto

    1.1 – the fight –
    1.2 – many things are possible –
    2.1 – the excitement of blind men – (il male lontano)
    2.2 – the wall – (il male vicino)
    2.3 – nanoùrisma – (il male dentro)
    3.1 – qui non c’è perché –
    3.2 Finale – ma noi siamo qui –

    1.1 – the fight –

    … E infatti; spinto dalla sete…
    …ho adocchiato fuori dalla finestra…
    …un bel ghiacciolo a portata di mano. …
    … Ho aperto la finestra,…
    …ho staccato il ghiacciolo,…
    …ma subito si è fatto avanti uno grande e grosso…
    …che si aggirava là fuori…
    …e me lo ha strappato brutalmente.

     – Warum? – gli ho chiesto ..
    … nel mio povero tedesco. …
    … – Hier ist kein Warum,- (qui non c’è perché)
    … mi ha risposto, …
    ricacciandomi dentro con uno spintone.

    [Primo Levi, Se questo è un uomo]

    1.2 – many things are possible –

    Many things are possible, but this one should not have happened.
    Which questions are allowed in front of an event which defies the meaning and the sense?

    – Why did this happen?
    – Why did they do this?
    – Why did they do this to us?
    – Why do such things happen?
    – What is the meaning?
    – What is the cause?
    – Why did nobody prevent this?

    These are questions we ask to God, when we don’t have the answers. But can we ask them to ourselves, too? Do we have this right?

    – Who has done this?
    – Who is guilty?
    – Who is responsible?

    Looking for the meaning, for the sense, can be literally deadly, it contradicts the essence of a place which defies meaning and sense. We want explanations, we want to know what to do. But there are no rules for the unprecedented.

    – Where did this come from?
    – Who created it?
    – Which will be the consequence?
    – Which will be our answer?
    – How much evil for this evil?

     

    2.1 – the excitement of blind men – (il male lontano)

    Crowd heads for this goal with unique determination…
    …and cannot be cheated of it.

    The proclaiming of the goal,
    the spreading about of who it is that is to perish,
    is enough to make the crowd form.
    Everyone wants to participate,
    everyone strikes a blow.

    The speed, elation and conviction of a crowd
    is something uncanny.

    It is the excitement of blind men
    who are blindest
    when they suddenly think they can see.

    The crowd particularly likes destroying houses and objects. Breakable objects like
    window panes
    mirrors,
    pictures
    and
    crockery

    and people tend to think that it is the fragility of these objects which stimulates the destructiveness of the crowd.

    In the end, there appears to be a single creature dancing, a creature with fifty heads and a hundred legs and arms, all performing in exactly the same way and with the same purpose. When their excitement is at its height, these people really feel as one, and nothing but physical exhaustion can stop them.

    They all stamp the ground and they all do in the same way; they all swing their arms to and fro and shake their heads.

    [Elias Canetti „Massa e Potere“]

    2.2 – the wall – (il male vicino)

    Come costruire un muro. Le dimensioni del mattone sono standardizzate e sono di 25x12x5,5 cm. Il peso di un mattone pieno è di circa 2,8 chilogrammi ; un peso di tutto rispetto che lo rende adatto alla realizzazione di strutture portanti, posandolo di piatto. Ma proprio per cercare di alleggerire il suo peso, e quindi il peso dei muri, si è cercato, in epoca moderna, di realizzare dei mattoni forati in modo da renderli meno pesanti pur non indebolendone la struttura.

    Con i mattoni, proprio per la loro forma standardizzata, è relativamente facile costruire un muro; rispetto alla costruzione di un muro di pietra, murare con i mattoni è più agevole anche se richiede più attenzione per evitare antiestetiche irregolarità che rovinerebbero l’aspetto di un muro di mattoni “faccia a vista”. Quasi sempre, oggigiorno, quando si sceglie di murare utilizzando i mattoni pieni lo si fa in virtù della bellezza dei mattoni che conferiscono al muro un aspetto classico, caldo, rustico ma non troppo. Per queste ragioni, se il muro è realizzato a regola d’arte non viene intonacato ma lasciato, appunto, “faccia a vista”.
    Per iniziare con la costruzione di un muro o di qualsiasi altro elemento è necessario dotarsi degli strumenti base di ogni muratore:
    – corde e picchetti
    – cazzuola da muratore
    – frattazzo di legno
    – mazzuolo e scalpello
    – una squadra di legno
    – livella a bolla e filo a piombo
    – regolo graduato

    La gettata di fondazione è il punto di partenza per costruire un muro di mattoni e dobbiamo essere certi che sia adeguata a sostenerne il peso. Una volta che è stata delimitata – per mezzo dei picchetti e del filo – l’area di fondazione, non ci resta che iniziare a scavare, con pala e piccone, fino a raggiungere una profondità consona all’altezza del muro che andremo a costruire.

    Le disposizioni più comuni per i mattoni sono le seguenti:
    – Disposizione a cortina: usata per rivestimento di strutture portanti. Gli elementi, tutti disposti di fascia, sono sfalsati verticalmente di 1/2 di modulo o di 1/4 di modulo.
    – Paramento a cortina (o alla fiamminga): gli elementi si alternano di testa e di fascia sia orizzontalmente che verticalmente.
    – Paramento a blocco: i corsi sono alternativamente formati da elementi di testa e da elementi posti di fascia.
    – Paramento olandese: un corso è il risultato dell’alternarsi di mattoni posti di fascia e di testa, il successivo da elementi tutti disposti di testa.
    – Paramento alla francese: i corsi risultano sfalsati di 1/4 di modulo, alternativamente avanti e indietro, i singoli elementi si susseguono in coppie disposte di testa con un elemento disposto di fascia.
    Disponiamo quindi uno strato di malta di circa 1 centimetro sulla fondazione ed iniziamo a posare il primo mattone partendo da un angolo e continuando fino a terminare il primo corso, all’angolo opposto. Posato il primo mattone sul letto di malta è necessario proseguire mettendo un po’ di malta sulla testa del secondo mattone perché questo si leghi al primo. Già dopo aver posato i primi 4 o 5 mattoni cominciate a verificare che essi siano perfettamente allineati e in bolla servendovi di una livella a bolla d’aria.

     

    2.3 – nanoùrisma – (il male dentro)

    Υπνε, που παίρνεις τα παιδιά, έλα πάρε και τούτο, μικρό-μικρό σου το δωσα, μεγάλο     φέρε μού το. Μεγάλο σαν ψηλό βουνό, ίσιο σαν κυπαρίσσι. Κι οι κλώνοι του ν    απλώνονται σ Ανατολή και Δύση.

    I have five children, the youngest is six months old, the oldest is seven years old.
    De kinderen namen plaats in de auto. Kom kinderen, zei ik, laten wee en eindje rijden.

                Because now I am becoming more aware…

    I put the pot on the stove and turned the fire on to let the water boil.
    Ik had haar gewassen en toen moest ik haar naar bed brengen

                …that I am almost always walking around…

    I said to my husband: there is a train strike, I stay home; I will bring the kid to the kindergarten
    We liepen over een brug en ze mochten vanmij enwaterin. Ik zei: zullenwe een duik nemen?

                …worried something bad is going to happen.

                …and that is hard for me to believe that this body is real and mine and theirs -ours- mine and that all those different ways of being me that feel like and some ways of being me believe or need to believe or needed to believe that all of the different ways of being me are in fact all in one real and here-right-now…

                I start to feel like it is it not right
    or that something is not right
    and I start to even feel ashamed.

                It is sort of a big circle…
    I try to start to know or to think about
    and then it gives me a bad feeling…

                and then I think
    what is all of this about?

    He was crying and crying and I needed silence
    Hij huilde en huilde en ik had stilte nodig

    in my mind it was a liberation, everything was a liberation
    in mijn gedachten was het een bevrijding, alles was een bevrijding

    I will always think to my children
    Ik zaal altijd aan mijn kinderen denken

    and now I have all this empty time to think about it
    en nu heb ik allemaal leege tijd om erover te denken

    my child is not dead
    mijn kind is niet dood

                Υπνε, που παίρνεις τα παιδιά, έλα πάρε και τούτο, μικρό-μικρό σου το δωσα, μεγάλο φέρε μού το. Μεγάλο σαν ψηλό βουνό, ίσιο σαν κυπαρίσσι. Κι οι κλώνοι του ν απλώνονται σ Ανατολή και Δύση.

    [Ninna nanna popolare greca
    Jenny Sawle: Artconstellation]

     

    3.1 – qui non c’è perché –

    E infatti: spinto dalla sete
    ho adocchiato fuori dalla finestra
    un bel ghiacciolo a portata di mano.
    Ho aperto la finestra,
    ho staccato il ghiacciolo,
    ma subito si è fatto avanti uno grande e grosso,
    che si aggirava là fuori,
    e me lo ha strappato brutalmente.

    -Warum? – gli ho chiesto
    nel mio povero tedesco.
    – Hier ist kein Warum,- (qui non c’è perché)
    Mi ha risposto,
    ricacciandomi dentro con uno spintone.

     [Primo Levi, Se questo è un uomo]

    3.2 Finale – ma noi siamo qui –

    To-morrow, and to-morrow, and to-morrow,
    Creeps in this petty pace from day to day,
    To the last syllable of recorded time;
    And all our yesterdays have lighted fools
    The way to dusty death.

    Out, out, brief candle!
    Life’s but a walking shadow, a poor player,
    That struts and frets his hour upon the stage,
    And then is heard no more.

    It is a tale
    Told by an idiot, full of sound and fury,
    Signifying
    nothing.

     [Shakespeare, Macbeth]

     

    It does not signify anything, but it is something.
    It should not have happened, but it did happen.
    We are those who hit the targets;
    we are those who built the walls;
    we are those mothers.

    There is no why here
    but – we – are – here.

     

    „Island 1“
    There remains, however, one fundamental problem, which touches upon one of the central moral questions of all time, namely upon the nature and function of human judgement.
    Those few who were still able to tell right from wrong went really only by their own judgements, and they did so freely.
    They had to decide each instance as it arose, because no rules existed for the unprecedented.

    [Hannah Arendt, Eichmann in Jerusalem – Of the Banality of Evil]

     „Island 2“
    Man’s ethical behavior should be effectively grounded on compassion, nurture, and social bonds.
    What is moral is not of the divine, but rather a purely human matter, albeit the most important of all human matters.

    [Albert Einstein, NBC radio interview]

     „Island 3“
    Social morality is contingent upon the individual’s capacity to take responsible decisions,  to make the fundamental choice between right and wrong. This capacity comes from this mysterious core – the very essence of the human person. This essence, however, cannot come into being or exist in a vacuum. It is deeply vulnerable and profoundly dependent on a climate of life; on freedom in the deepest sense: not license, but freedom to grow: within family, within community, within nations, and within human society as a whole. The fact of its existence therefore is evidence of our interdependence and of our responsibility for each other.

    [Gitta Sereny, Into That Darkness]

  • 24-03-2014

    Libretto ITA

    1.2 – many things are possible –

    Molte cose sono possibili, ma questa non sarebbe dovuta accadere.

    Quali domande sono ammesse di fronte a qualcosa che sfida il significato e il senso?

    – Perché è accaduto?
    – Perché ci hanno fatto questo?
    – Perché proprio a noi?
    – Perché queste cose accadono?
    – Qual è il significato?

    – Quale l’origine?
    – Perché nessuno l’ha impedito?

    Sono domande che si rivolgono a dio, quando non abbiamo le risposte. Ma si possono rivolgere anche a noi stessi?

    – Chi è stato?
    – Di chi è la colpa?
    – Chi ne è responsabile?

    Cercare il significato e il senso può diventare letteralmente fatale, contrasta le capacità richieste da un luogo che sfida proprio il significato e il senso. Vogliamo spiegazioni, vogliamo sapere come fare. Ma non esistono regole per ciò che non si è mai verificato in precedenza.

    – Da dove è arrivato il male?
    – Chi l’ha creato?
    – Quale sarà la punizione?
    – Quale sarà la nostra risposta?
    – Quanto male in cambio del male?

     

    2.3 – nanoùrisma – (il male dentro)

    Ho cinque bambini, il più piccolo ha sei mesi, il più grande sette anni

    I bambini sono saliti in macchina. Venite, gli ho detto, andiamo a fare una gita.

    Ho messo la pentola sul fuoco e ho acceso il gas per scaldare l’acqua.

    Ho fatto il bucato e ora devo portarla a letto.

    Ho detto a mio marito: c’è lo sciopero dei treni, rimango a casa. Porto io la bambina all’asilo.

    Siamo saliti sul pontile e l’ho fatto scendere nell’acqua attraverso una fessura. Gli ho detto: ci rinfreschiamo nel lago?

    Piangeva, piangeva e io avevo bisogno di silenzio.

    Nella mia mente era una liberazione, tutto era una liberazione.

    Penserò sempre ai miei bambini.

    E ora ho tutto questo tempo vuoto per riflettere.

    Mio figlio non è morto.

     

    3.2 Finale – ma noi siamo qui –

    Non significa nulla,
    MA E’ QUALCOSA.

    Questo non sarebbe dovuto accadere,
    MA E’ ACCADUTO.

    Noi siamo quelli che hanno colpito i bersagli,
    Noi siamo quelli che hanno costruito i muri,
    Noi siamo quelle madri.

    Qui non c’è perché,

    MA.

    NOI.

    SIAMO.

    QUI.

  • 24-03-2014

    Sander De Winne

    Sander De Winne (1987) has performed on stage all his life. In his childhood years he sang and performed in various projects by the Kopergietery youth theatre in Ghent. Here he also worked with the composer/lute player Jan Van Outryve, choreographer Yves Thuwis  and singer and actor Roel van Kerckhoven.

    In 2007 De Winne started studying jazz singing at the School of Arts in Ghent, where he was taught by Sofie Verbruggen, Kristen Cornwell, Bart Defoort and Bart Van Caenegem. Sander De Winne then swapped the Conservatoire in Ghent for the Royal Conservatoire in Antwerp. Here his teachers included Kristina Fuchs, Tutu Puoane, Kurt Van Herck and Fay Claassen.

    Between September 2011 and April 2012 De Winne also studied at the prestigious Jazz-Institut Berlin, where his teachers included John Hollenbeck, Kurt Rosenwinkel and Greg Cohen.

    In July 2013 De Winne performed in Paard: een opera, a piece by the theatre collective ‘Tibaldus en andere hoeren’. Sander De Winne also performs with his own group, is touring Europe with the FAVOSAN trio and in the meantime is working on a solo project for the autumn of 2014.

  • 24-03-2014

    Annelinde Bruijs

    Annelinde Bruijs (b. 1991) graduated in musical theatre at Codarts in Rotterdam this year. During her training she worked as a trainee on two productions: Shelter by the Alba Theaterhuis directed by Arlon Luijten, and Arianna by the Veenfabriek directed by Lizzy Timmers. In September Annelinde performed in The Humans by Alexandre Singh at the Internationale Keuze in Rotterdam, and later also at the Performa 13 biennale in New York.

    Apart from her work as a performer under the guidance of a director, Annelinde would also like to create productions herself. Consequently, together with seven other old Codarts students she is involved in a musical-theatre collective called Club Gewalt. Recently Annelinde also performed as singer in the band Mass Electric, with Gerry Arling, Bo Koek and others.

  • 24-03-2014

    Aline Goffin

    Aline Goffin (1989) was ten years old when, as a member of the children’s choir accompanying the Czech violinist/singer Iva Bittova – on tour in Flanders – she appeared on stage for the first time. Not much later she made her debut in the musical world. In recent years Goffin has also performed in Arthur (Laika & Muziektheater Transparant), Het Meisje De Jongen De Rivier (Muziektheater Transparant) and Starend Meisje (Zonzo Compagnie). Soon she will be appearing in a new production by Muziektheater Transparant, which – in collaboration with the opera of Bologna – she will also help to create. Meanwhile Aline Goffin’s voice can also be heard in various TV series and animated films, and she also composes music herself, in which she explores the boundaries of the Pop and Indie genres.

    Aline Goffin studied singing under Claron McFadden, David Moss and others, and studied cabaret at Studio Herman Teirlinck and Complete Vocal Technique at the Complete Vocal Institute in Copenhagen.

    To be able to provide a theoretical framework for her practice, Goffin also completed Bachelor courses in Dutch and Theatre, Film and Literature Studies and a Master course in Theatre & Film Studies.

  • 24-03-2014

    Kurt d'Haeseleer

    Kurt d’Haeseleer has been the artistic director of Werktank, a production company for media art in Bierbeek, since 2010. He is also a video artist and produces videos and (interactive) installations, such as Scripted Emotions, Fossilization and S*CKMYP, all of which were presented at international festivals and performances in Rotterdam, Tokyo, Montreal, Paris, Berlin and elsewhere.

    D’Haeseleer’s work is about the visualisation and symbolisation of the dynamics of information and data in an era of fibre optic cables, computers and modems. He studies the physical and urbanist impact of speed and translates the global presence of media into meta images. Media are symbolised by layers of sticky pixel textures, noise and interactivity. Special effects play an important role in his work, which can probably best be described as a ‘pixel-drama’ or ‘pixel-soap’, and often lies at the intersection of painting, video clips, cinema and performance.

    d’Haeseleer also regularly works as a video designer in theatre, dance and opera and also creates his own performances. He did the video design for Guy Cassiers’ Ring Cycle at La Scala and has collaborated with Ictus, Georges Aperghis, Transparant, Kollectif Barakha, Isabella Soupart, Jon Hassell, Annabel Schellekens, Joji Inc, TUK, Peter Verhelst, Köhn and BL!NDMAN.

    The Dutch saxophone quartet BL!NDMAN was founded by Eric Sleichim in 1988. With a traditional set of musicians BL!NDMAN focused on the development of new performance techniques and a substantial expansion of the repertoire for saxophone. In 2008 the desire for a more structural cooperation between quartets of different generations resulted in the creation of a collective of four quartets. Since then the original quartet, BL!INDMAN [sax], has had twenty years of stage experience with three young quartets: BL!INDMAN [drums], BL!INDMAN [vox] and BL!INDMAN [strings].

    Their multidisciplinary approach has yielded Eric Sleichim and BL!INDMAN an international reputation. Since they started they have been commissioned by the theatre and dance world and have provided various silent films with live music. Moreover, Sleichim and BL!INDMAN have also been regularly asked to create programmes for special occasions, such as the location project The Raft of the Medusa for the opening of the Museum aan de Stroom in Antwerp.

    In the autumn of 2013 BL!INDMAN celebrated its 25th anniversary with the release of the CD 32 FOOT/The Organ of Bach.

  • 24-03-2014

    Wouter Van Looy

    Wouter Van Looy is one of the most active operators in the international musical-theatre world. His work has been invited to numerous venues and festivals. Recently his work premiered in Zurich (Theaterspektakel), Antwerp (deSingel and the Flanders Opera), Mexico (Musica y Escena), Lille (Opéra de Lille), Lisbon (Centro Cultural de Belém), Amsterdam (Holland Festival) and the Bregenzer Festspiele, as well as at many youth festivals and other theatres.

    In recent years his interest in working with young singers and performing artists has translated itself into projects such as the youth opera and the international voices project, Institute for Living Voice.

    Apart from Muziektheater Transparant, where he is artistic director together with Guy Coolen, Wouter Van Looy is also the founder and artistic director of Zonzo Compagnie, the organisation behind BIG BANG, the adventurous music festival for a young audience that is active in 8 cities in Europe. In the past few seasons, Zonzo Compagnie has created award-winning productions such as Listen to the Silence, Wagon and Starend meisje. Wouter Van Looy won the YAMA award (2012), a Klara prize (2013) and a YEAH award (2013).

    In the 2013-2014 season he will have premieres at deSingel (Antwerp), Centro Cultural de Belém (Lisbon) and the opera of Bologna.

    After completing his studies in Philosophy at the K.U. Leuven and modern music in Barcelona, in 2006 Ief Spincemaille (1976) decided to follow the path he had already been following since childhood: creating all sorts of machines, sculptures and installations. Since 2006 he has therefore developed an oeuvre that is characterised by a pre-scientific admiration for nature and technology which he has translated into a simple and poetic visual idiom.

    His first works (Is the great bear a lonely bear, 2006) make extensive use of video and experiment with the relationship between image and reality. A series of viewing instruments created between 2007 and 2010 (Reverse Blinking, Virtual Ground etc.) also deal with this theme, this time not using video-technical means but analogue lo-fi media.

    In the work Behind the Horizon (2010), Spincemaille’s interest in technology/media shifts to reality itself. The works that follow deal with everyday natural phenomena that are often too close to be visible. By way of simple, poetic works these hidden phenomena are made visible in a new way. Frequently recurring themes here are time and light.

    In 2013 Spincemaille moved his studio from rural Bierbeek to the centre of Leuven. This brought a new interest with it: what is the place of the artist in the broader social context? To this end Spincemaille set up a ‘temporary’ work-form (De Verbreder — The Broadener). This is a cluster of various works, initiatives, collaborations, questions and presentations with which he tries to get a better understanding of his relationship as a creator with the social and non-cultural field.

    Spincemaille also works as a visual artist and designer for various national and international theatre and opera productions. His work is supported by Werktank, the production platform for media art, whose business manager he was for the first three years and where he is currently responsible for the technical coordination of the various projects.

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